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Progetto
Relais le Chevalier

Un relais dal gusto francese nel cuore baltico di Riga

Le Chevalier

Il progetto nasce negli anni in cui Elisabetta de Strobel era molto conosciuta e riconosciuta in Russia per i numerosi interventi legati al design, all’interior e alla progettazione di ambienti e showroom ad alto contenuto narrativo.
Fummo incaricati di seguire la ristrutturazione di un edificio nel cuore di Riga, con l’obiettivo di trasformarlo in un boutique hotel dal gusto francese.
Il luogo di partenza era complicato: uno stabile stretto, profondo, con un cortiletto interno buio e un carattere ancora segnato da un’atmosfera sovietica, nonostante la struttura di base fosse del Settecento. Non c’era respiro, non c’era luce, non c’era racconto.
Il lavoro fu quindi prima di tutto un’operazione di trasformazione percettiva.
Abbiamo ampliato gli spazi attraverso l’uso di pareti a specchio, reso più trasparente l’edificio con vetri e strutture in vetro, creato profondità dove mancava, luce dove c’era ombra, identità dove c’era anonimato. Il cortile interno senza tetto si è trasformato in un giardino d’inverno luminoso, con ballatoi in vetro che comunicano con tutte le stanze.
Il colore è uno degli strumenti principali del progetto: non semplice decorazione, ma modo per dare personalità agli ambienti, differenziare le camere, costruire atmosfere, rendere memorabile ogni passaggio. Al punto che, nelle numerose camere senza luce naturale, l’attenta progettazione dell’impianto di illuminazione non fa percepire la mancanza di vere finestre.
Abbiamo inventato spazi, assegnato funzioni, posizioni e gerarchie, trasformando un edificio complesso e poco generoso in un piccolo mondo alberghiero: camere, percorsi, aree comuni, boutique e luoghi di accoglienza dove l’esperienza del cliente diventa parte del racconto.

Le Chevalier non è soltanto una ristrutturazione. È la costruzione di un immaginario: un hotel francese nel cuore baltico di Riga, nato da un edificio chiuso e buio e trasformato in un luogo teatrale, luminoso, colorato e riconoscibile.

Con l’esperienza avvolgente di una vera casa.

Il luogo di partenza era complicato: uno stabile stretto, profondo, con un cortiletto interno buio e un carattere ancora segnato da un’atmosfera sovietica, nonostante la struttura di base fosse del Settecento. Abbiamo ampliato gli spazi attraverso l’uso di pareti a specchio, reso più trasparente l’edificio con vetri e strutture in vetro, creato profondità dove mancava, luce dove c’era ombra, identità dove c’era anonimato.

Il cortile interno senza tetto si è trasformato in un giardino d’inverno luminoso, con ballatoi in vetro che comunicano con tutte le stanze.

Ogni ambiente aveva una funzione e un significato: trasformare idee in esperienze ed esperienze in identità.

Il colore è uno degli strumenti principali del progetto: non semplice decorazione, ma modo per dare personalità agli ambienti, differenziare le camere, costruire atmosfere, rendere memorabile ogni passaggio

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